Europa, un voto spartiacque all’ombra di Mosca - la Repubblica

Editoriali

Europa, un voto spartiacque all’ombra di Mosca

Bruxelles, la scritta "usa il tuo voto" sull'edificio del Parlamento europeo
Bruxelles, la scritta "usa il tuo voto" sull'edificio del Parlamento europeo (afp)
L’interesse del Cremlino è portare scompiglio al fine di far implodere l’Ue, rescindere il legame con gli Stati Uniti. E far venir meno la fiducia dei cittadini nella democrazia rappresentativa
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Fra sette giorni (l’8 e il 9 giugno) i cittadini dei 27 Paesi europei saranno chiamati ad un voto spartiacque: il bivio che abbiamo davanti è fra rafforzare o indebolire l’edificio di un’Unione Europea aggredita come mai prima da crisi interne e conflitti esterni.

Immaginata dal Manifesto di Ventotene, formatasi con il Trattato di Roma del 1957 e protagonista da allora di un processo di integrazione progressiva fra i suoi membri, l’Ue ha saputo garantire prosperità e sicurezza ai suoi cittadini creando qualcosa mai esistito prima: un’Unione di nazioni sovrane e democratiche che coordinano scelte e politiche sui temi cruciali, richiamandosi ai valori dello Stato di Diritto.

Ma siamo in una fase di accelerazione della Storia e l’Unione Europea è chiamata a decidere come affrontare le molteplici sfide che abbiamo davanti. La prima e più importante è completare l’integrazione economica-finanziaria e innovare il mercato del lavoro per battere le diseguaglianze ma anche la trasformazione tecnologica e l’Agenda Green per uno sviluppo sostenibile sono vitali per il futuro delle nuove generazioni.

Su questi temi c’è una sostanziale convergenza fra le forze politiche ma la divisione è su cosa essere ovvero se rendere l’Europa più o meno sovrana: se aumentare le responsabilità dell’Ue, iniziando a votare a maggioranza su specifici dossier, oppure se procedere in maniera opposta restituendo agli Stati sovrani poteri e responsabilità.

Nel primo caso significa accelerare verso il progetto dell’Europa federalista mentre il secondo scenario implica un’inversione di rotta ed un ritorno indietro nel tempo, verso la stagione delle piccole patrie.

Se questa scelta è di drammatica importanza è perché, per la prima volta dalla sua nascita, l’Unione Europea ha come vicino una grande e potente nazione che minaccia la sua sicurezza, puntando a ridisegnare gli equilibri continentali sulla base esclusiva dei propri interessi nazionali: la Russia di Vladimir Putin.

Il 24 febbraio del 2022 Mosca ha aggredito con le armi l’Ucraina al dichiarato fine di annetterla e di iniziare a riportare dentro i propri confini tutti i 21 milioni di russofoni che la dissoluzione dell’Urss nel 1991 ha lasciato fuori dai confini russi. Questo significa che tutti i Paesi Ue con minoranze russofone — dal Mar Nero al Mar Baltico — si sentono minacciati nella loro sovranità da armate e strategie del Cremlino.

Anche perché l’ex presidente russo Dmitry Medvedev, stretto alleato di Putin, si è spesso intromesso nella campagna elettorale europea: da quando ha promesso aiuto a tutti i partiti “anti-sistema” nei singoli Paesi Ue a quando, pochi giorni fa, ha confermato le minacce nucleari verso le democrazie che osano sostenere l’Ucraina.

Il dichiarato auspicio di una molteplicità di voci russe è che a prevalere nelle urne di domenica siano forze politiche contrarie al rafforzamento dell’Europa, favorevoli al ritorno degli Stati nazionali e determinate a smantellare il legame fra Europa e Stati Uniti su cui si fonda la comunità delle democrazie.

Come ha documentato Bernard Guetta nel saggio sui Sovranisti (pubblicato in Italia da Einaudi) c’è una convergenza fra le posizioni filo-russe e quelle anti-illuministe di chi in Europa predica il ritorno degli etno-nazionalismi per allontanarsi dalle democrazie parlamentari ed assomigliare alle autocrazie illiberali.

Le recenti rivelazioni sui boicottaggi di matrice russa contro infrastrutture civili in più Paesi europei, i rapporti dell’Europarlamento sulle “interferenze nocive” di attori russi che usano i social network per diffondere ogni sorta di fake news e le indagini della polizia francese sulla matrice russa di gravi episodi antisemiti ed antisionisti avvenuti a Parigi dopo il 7 ottobre aggiungono ulteriori tasselli ad un mosaico di eventi da cui è possibile trarre una conclusione: l’interesse del Cremlino è portare scompiglio in Europa al fine di far implodere l’Ue, rescindere il legame con gli Stati Uniti, e far venir meno la fiducia dei cittadini nella democrazia rappresentativa.

Ma non è tutto perché la Russia è all’origine delle turbolenze nei Balcani, sostiene Hamas in Medio Oriente, fornisce missili e compra droni dall’Iran degli ayatollah, è padrona della Siria, si è insediata in Cirenaica, è alleata di Algeri, vuole intrufolarsi in Tunisia e controlla oramai con militari e mercenari quasi la totalità del Sahel con il risultato di disporre di un anello strategico di territori, dal Nordafrica agli Stretti di Hormuz, che minaccia direttamente l’Europa. Che si tratti di migranti, risorse energetiche, rotte marittime o gruppi terroristi qualsiasi crisi che incombe sulla Ue dal fronte Sud oggi può essere condizionata dal Cremlino.

Se a questo aggiungiamo l’incertezza politica che avvolge gli Stati Uniti a causa di una sfida presidenziale fra il molto fisicamente fragile Joe Biden e il politicamente imprevedibile Donald Trump, non è difficile arrivare alla conclusione che l’Unione Europea ha bisogno di essere più integrata, forte e credibile. Dunque, sovrana.

Questo è il cammino che il premier polacco Donald Tusk (popolare), il cancelliere tedesco Olaf Scholz (socialista) ed il presidente francese Emmanuel Macron (liberale) identificano come indispensabile, al fine di accelerare le tappe verso un’Europa capace di difendersi dalle minacce di Mosca e di dialogare con un’America in bilico.

Sul fronte opposto c’è lo schieramento di conservatori ed estreme destre, da Marine Le Pen in Francia a Vox in Spagna e Salvini in Italia, che invece puntano al ritorno delle piccole patrie e, troppo spesso, guardano con non poche simpatie verso il Cremlino. Ecco perché il voto spartiacque sull’Europa avviene in realtà all’ombra di Mosca.

L’Italia è uno dei campi di battaglia decisivi di questa partita perché gli eletti di socialisti-democratici (Pd), popolari (Forza Italia-Noi Moderati) e liberali (Azione, Italia Viva-Stati Uniti d’Europa) saranno cruciali per la formazione di un’eventuale maggioranza a Strasburgo in favore di un’Europa più sovrana come è anche vero che l’entità dell’affermazione di Fratelli d’Italia (conservatori) e Lega (Identità e democrazia) sarà determinante per comprendere se il fronte delle destre europee riuscirà, per la prima volta, ad esprimere o a contribuire ad una maggioranza alternativa.

La posta in palio non potrebbe essere più alta e l’odierna coincidenza con la Festa del 2 giugno ci ricorda come la nostra Repubblica sia legata, sin dalle fondamenta, all’idea di un’Europa unita, libera e democratica, protagonista dei valori dell’Occidente, che Jean Monnet e Robert Schuman costruirono assieme a Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi. Lì dove l’Occidente, come comunità di democrazie, si fonda sul rispetto dello Stato di Diritto e della Dichiarazione universale dei diritti umani che devono essere, di generazione in generazione, sempre riconquistati e riaffermati. Esercitando il potere più formidabile, ed imprevedibile, che le democrazie affidano ai singoli cittadini: il diritto di voto.

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