Lollobrigida su protesta agricoltori: “Abbiamo fatto il possibile” - La Stampa

ROMA. Siamo alla vigilia della manifestazioni degli irriducibili dei trattori, ma Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, esponente di FdI, dice di non temere gli ultimi ribelli: «Abbiamo fatto tutto il possibile per la categoria».

Ministro, per finanziare l'esenzione dell'Irpef si sono utilizzati fondi del decreto fiscale, perché penalizzare uno dei pilastri dell'azione di governo?
«Il viceministro Maurizio Leo ha fatto una sua valutazione e lo ringrazio per aver trovato uno spazio. Anche questa è una misura fiscale e non penalizza la nostra azione sul taglio delle tasse».

Come spiega la vostra retromarcia sull'Irpef?
«In realtà io lo avevo già proposto quando abbiamo scritto la manovra, ma con senso di responsabilità ho accettato la linea del ministro Giancarlo Giorgetti: non c'erano risorse».

Poi però si sono trovate, è servita la pressione della Lega?
«Giorgetti è un esponente della Lega, no?».

È il vicesegretario. Era sua la proposta di limitare l'esenzione ai diecimila euro?
«Nella riunione a Palazzo Chigi ha fatto questa proposta. Le associazioni hanno chiesto uno sforzo in più e, grazie a Leo e Giorgetti, siamo riusciti a recepire quelle istanze».

Ministro, la Lega l’ha messa nel mirino. Salvini ha preso parte ai presidi più critici con il governo, Centinaio si è fatto fotografare davanti a uno striscione che chiedeva le sue dimissioni…
«Non me ne sono accorto. I dirigenti principali mi esprimono stima. Di altri non so».

Oggi tornano in piazza i trattori. Le sigle che hanno rifiutato l’accordo, chiedono le sue dimissioni.
«In Italia vige il criterio della rappresentanza. Le cinque associazioni principali del settore, più altre tre sigle sono state ricevute e ascoltate. Io sono stato personalmente a due presidi».

Ha raccolto qualche contestazione?
«Pochissime persone. Con la stragrande maggioranza c'è stata sintonia totale, come dimostrano le immagini».

La manifestazione di oggi dimostra che non avete convinto tutti?
«C'è una piccola minoranza di persone che invece di dialogare insulta, senza fare proposte. Ma ripeto sono pochissimi, anche se li cercano con il lanternino perché attaccano il governo».

Il governo si gioca una fetta di consensi?
«Ci sono manifestazioni in tutta Europa, in Germania ci sono centomila trattori in piazza. Domani vedremo quanti saranno qui. L'Irpef non è certo la richiesta principale di chi protesta, L'Irpef non è certo la richiesta principale di chi protesta, la partita vera è europea, in particolare va rivista la Pac. Questo governo è diventato un modello per gli agricoltori di tutto il continente per le norme sulla carne sintetica, quelle sul carburante agricolo e per le risorse del Pnrr che abbiamo messo in campo».

Il dialogo tra Elly Schlein e Giorgia Meloni cosa rappresenta?
«Intanto è positivo che il confronto avvenga tra due donne leader dei rispettivi schieramenti, è un segno di modernizzazione del Paese, prevale l’interesse nazionale a quello di parte».

Questo modello si può replicare su altri temi?
«Lo spero».

I vostri alleati però sembrano non apprezzare.
«Non mi risulta. Questo modello è il contrario del consociativismo: invece che l'accordo segreto nei corridoi, si parla alla luce del sole, conservando le differenze».

Dai trattori al terzo mandato: la Lega si distingue ormai su ogni tema. E' la campagna elettorale?
«Si vota con il proporzionale, è normale che ognuno voglia distinguersi».

Questo mette a rischio la stabilità del governo?
«E noto che l'elettore del centrodestra vuole l'unità e punisce chi lavora per dividere. È già successo in passato».

A chi si riferisce?
«Gli attacchi di Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi gli sono costati la leadership della destra italiana».

La Lega ha proposto il terzo mandato per i governatori, lei cosa ne pensa?
«Ero al tavolo sulle amministrative con gli alleati, ma non ne abbiamo discusso. Si è trovato un accordo sul terzo mandato per i sindaci dei comuni fino a 15 mila abitanti. Nessuno ha proposto di andare oltre quella soglia».

Poi però è arrivato questo emendamento della Lega.
«Non pensavo si riaprisse questo capitolo».

Un terzo mandato potrebbe precludere le possibilità di FdI di conquistare alcune grandi regioni?

«Non facciamo questo ragionamento».
Il governo come si esprimerà sull’emendamento della Lega?

«Non è il terzo mandato degli agricoltori, quindi non decido io».

Ma lei è favorevole?
«Dico che si rischia di fare un favore al Pd, o a una parte del Pd, visto che in gioco ci sono importanti regioni governate dal centrosinistra. La regola dei due mandati ha una logica: evitare che si creino blocchi di potere per più di dieci anni, che possono provocare, peraltro, la disaffezione degli elettori».

Teme che la Lega sul terzo mandato possa trovare convergenze con l'opposizione?
«La lealtà degli alleati non è in discussione».

Lei si candiderà alle europee?
«No. Sono un militante disciplinato, faccio quello che mi dice il partito. Ma abbiamo liste competitive e non serve il mio umile contributo».

Queste liste includeranno Giorgia Meloni?
«Credo sia legittimo cercare di verificare nelle urne il consenso degli elettori».

Salvini dice che non si candida perché non ha tempo: fa il ministro.
«Escludo che Giorgia sottragga tempo per la campagna elettorale. Certo, se uno si mette a girare tutti i paesi del collegio allora sì, ma nel suo caso candidarsi significa metterci la faccia».

Si deve candidare anche Elly Schlein?
«Sarebbe una bella sfida. Rappresentano due famiglie politiche in competizione: i socialisti che guardano a sinistra e i conservatori che si avvicinano ai popolari».

Tutti insieme poi voterete Ursula von der Leyen?
«I socialisti per il momento hanno detto di no».

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