Ursula von der Leyen

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Ursula von der Leyen
Official Portrait of Ursula von der Leyen.jpg
Ritratto ufficiale, 2020.

Presidente della Commissione europea
In carica
Inizio mandato 1º dicembre 2019
Predecessore Jean-Claude Juncker

Ministro della difesa della Germania
Durata mandato 17 dicembre 2013 –
17 luglio 2019
Capo del governo Angela Merkel
Predecessore Thomas de Maizière
Successore Annegret Kramp-Karrenbauer

Ministro del lavoro e degli affari sociali della Germania
Durata mandato 30 novembre 2009 –
17 dicembre 2013
Capo del governo Angela Merkel
Predecessore Franz La Perdchalo
Successore Andrea Nahles

Ministro della famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù della Germania
Durata mandato 22 novembre 2005 –
30 novembre 2009
Capo del governo Angela Merkel
Predecessore Renate Schmidt
Successore Kristina Schröder

Dati generali
Partito politico Unione Cristiano-Democratica di Germania
Titolo di studio Laurea in medicina e chirurgia
Università Università Georg-August di Gottinga
Professione politico, medico
Firma Firma di Ursula von der Leyen

Ursula Gertrud von der Leyen, nata Albrecht (Ixelles, 8 ottobre 1958), è una politica tedesca, Presidente della Commissione europea dal 1º dicembre 2019 e membro della CDU.

Dopo essere stata ministra di vari dicasteri durante il cancellierato di Angela Merkel[1], il 2 luglio 2019 è stata designata dal Consiglio europeo alla carica di presidente della Commissione europea[2][3]. Il Parlamento europeo ha dato seguito a tale nomina il 16 luglio, eleggendola con 383 voti favorevoli, 327 contrari, 22 astensioni e una scheda nulla[4][5].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlia di Ernst Albrecht, ex ministro-presidente della Bassa Sassonia, trascorre gran parte della sua infanzia in Belgio, dove frequenta la scuola europea di Bruxelles dal 1964 al 1971, imparando così la lingua francese[6]. Durante questo soggiorno a Bruxelles perde la sorella minore Benita-Eva all'età di undici anni a causa di un tumore, episodio che citerà in un intervento in commissione europea nel 2019 come una delle ragioni del porsi "in prima linea nella lotta al cancro"[7]. Successivamente studia presso il liceo scientifico di Lehrte e, ottenuto il diploma, studia archeologia dal 1976 al 1977. Nel 1977 cambia materia e fino al 1980 intraprende gli studi di economia a Gottinga e Münster, con un periodo, nel 1978, presso la London School of Economics and Political Science.

Nel 1980 cambia ancora e inizia gli studi in medicina presso la Scuola Superiore di Medicina di Hannover, dove si laurea nel 1987. Nel 1986 sposa il medico Heiko von der Leyen, discendente di una nobile famiglia tedesca e conosciuto ai tempi dell'università. Ha sette figli (tra cui due gemelle), nati fra il 1988 e il 1999[2]. Nel 1991 ottiene la laurea magistrale in medicina. Nel 1992 segue il marito in California, dove questi ha ottenuto un incarico accademico presso l'Università di Stanford, per poi rientrare in Germania quattro anni dopo.[8]

von der Leyen nel 2010

Accuse di plagio[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2015 i ricercatori del progetto VroniPlag Wiki hanno esaminato la tesi di dottorato che von der Leyen scrisse nel 1991, concludendo che il 43,5% della tesi è plagiata[9][10][11], e che 23 delle citazioni utilizzate non verificano le corrispondenti affermazioni.[12][13] Diversi importanti accademici tedeschi come Gerhard Dannemann e Volker Rieble hanno pubblicamente accusato von der Leyen di plagio.[14] La scuola di medicina di Hannover ha condotto un'indagine, e nel marzo 2016 ha concluso che, sebbene la tesi contenga plagio, non è stato possibile provarne la malafede.[15][16] L'università ha quindi deciso di non revocare la laurea in medicina di von der Leyen.[15] Di conseguenza diversi critici hanno messo in dubbio l'indipendenza della commissione che ha esaminato la tesi, soprattutto in luce al fatto che von der Leyen conosceva personalmente il suo direttore per via del lavoro congiunto per un'associazione di ex alunni.[16] Vari media hanno anche criticato il fatto che la decisione non fosse trasparente, perlomeno non secondo le regole stabilite, e che non fosse riuscita a garantire elevati standard accademici.[16][17][18]

Attività politica in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Benché iscritta alla CDU fin dal 1990, la sua carriera politica inizia nel 2001, quando ottiene un mandato locale presso la regione di Hannover, che abbandonerà tre anni dopo. Il 2 febbraio 2003 è eletta deputata al Landtag della Bassa Sassonia. Il 4 marzo 2003, a seguito della vittoria di Christian Wulff, diventa Ministro degli Affari Sociali, delle Donne, della Famiglia e della Salute della Bassa Sassonia.

Manifesto della campagna elettorale 2005 con la von der Leyen

Due anni dopo, nel novembre del 2005, è scelta dalla Cancelliera Angela Merkel per diventare ministra della famiglia.[19] Molto vicina alla Cancelliera, lancia una politica familiare basata sullo sviluppo degli asili nido, per permettere alle donne tedesche di conciliare meglio la vita lavorativa e il loro ruolo di madri.[19] Nel 2009 è confermata prima come Ministra della Famiglia, poi nominata ministra del lavoro e degli affari sociali a seguito delle dimissioni di Franz Josef Jung.[19] Nel dicembre del 2013 diventa il primo ministro della difesa donna della Germania[19]. Durante tale incarico, viene coinvolta nel 2015 da uno scandalo legato all'acquisto di 138 elicotteri da guerra: i velivoli, costati l’ingente somma di 8,5 miliardi di fondi statali, presentavano peraltro numerosi problemi tecnici e criticità.[20]

Nel 2019 promuove la politica del governo tedesco sulle esportazioni di armi in Arabia Saudita e Turchia.[21][22]

Esportazione di armi[modifica | modifica wikitesto]

Il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen dopo essere stata ricevuta dal capo di stato maggiore della Western Naval Command, il Vice ammiraglio Abhay Raghunath Karve, durante la sua visita in India

Durante una visita in India nel 2015, von der Leyen ha espresso sostegno a un progetto avviato dal governo indiano per la costruzione di sei sottomarini tedeschi TKMS, per un costo totale di 11 miliardi di dollari.[23][24] Ha inoltre promosso le decisioni del governo tedesco di esportare armi in Arabia Saudita e Turchia.[25][26]

"Affare consulenti"[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 2018 una commissione investigativa organizzata dalla Corte dei conti federale tedesca ha iniziato ad esaminare come sono stati aggiudicati diversi contratti per decine di milioni di euro a società di consulenza esterne.[27][28] L'ufficio di revisione ha infatti riscontrato diverse irregolarità nelle modalità di aggiudicazione degli appalti. Durante queste indagini, due dei telefoni di von der Leyen sono stati sequestrati, ma i dati di entrambi sono stati cancellati prima di essere consegnati al ministero della Difesa.[29] Di conseguenza il deputato dell'opposizione Tobias Linder ha presentato una denuncia penale contro von der Leyen per sospetto di deliberata distruzione di prove rilevanti per il caso.[30][31]

Presidente della Commissione europea[modifica | modifica wikitesto]

Insediamento e linee programmatiche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Commissione von der Leyen.

Il 2 luglio 2019, dopo diverse riunioni e a seguito di un negoziato finale assai difficile, protrattosi per tre giorni, von der Leyen è stata designata dal Consiglio europeo alla carica di presidente della Commissione europea[32][33].

Ursula von der Leyen durante il discorso di insediamento al Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha dato seguito a tale nomina il 16 luglio, eleggendola con 383 voti favorevoli (9 in più dei 374 necessari), 327 contrari, 22 astensioni e una scheda nulla[4][5][34], dopo aver presentato le sue linee guida con un discorso che ha convinto diversi europarlamentari indecisi, tra cui quelli italiani del Movimento 5 Stelle e quelli polacchi del conservatore Diritto e Giustizia.[35] Una vittoria comunque di misura, con appena nove voti di scarto rispetto a quelli necessari,[36] e una sessantina di franchi tiratori. Il giorno successivo si è dimessa dall'incarico di ministro della difesa, lasciando il posto ad Annegret Kramp-Karrenbauer, per dedicarsi alla formazione della sua commissione[37].

Ursula von der Leyen nel 2019

Presentando le priorità della sua Commissione, von der Leyen si è sotto diversi punti di vista differenziata dal predecessore Jean-Claude Juncker spostando la centralità dell'interesse politico dalle questioni finanziarie e migratorie ai temi della transizione energetica, della tutela dell'ambiente, dell'innovazione tecnologica e della sovranità economica[38]. In relazione ai primi due punti, von der Leyen si è impegnata a guidare la realizzazione di un ampio piano denominato "Green New Deal", e in un documento presentato a dicembre 2019 ha indicato le sue priorità nell'obiettivo di "rendere l’Europa il primo continente neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050, stimolando l’economia, migliorando la salute e la qualità della vita delle persone, prendendosi cura della natura e migliorando l’ambiente".[39]

Sul fronte tecnologico, invece, la Commissione von der Leyen, principalmente per mezzo del lavoro del Commissario alla Concorrenza Margrethe Vestager e del collega deputato all'Industria Thierry Breton si è impegnata a aumentare il grado di autonomia dell’Europa nel mondo digitale e nel settore dell’intelligenza artificiale, promuovendo investimenti e occupazione[40] e a creare uno spazio europeo per la gestione dei dati sottraendo quest'ultimi all'egemonia dei colossi tecnologici statunitensi.[41]

La risposta alla pandemia di COVID-19[modifica | modifica wikitesto]

Dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 in Europa la commissione di von der Leyen ha messo in atto diverse misure di matrice politica ed economica per tamponare gli effetti del contagio e aiutare i Paesi maggiormente provati dal nuovo coronavirus, che dopo aver colpito Italia e Spagna si è diffuso in tutto il continente. Il 16 marzo 2020 ha proposto la chiusura delle frontiere di 26 Stati membri dell'Unione europea per 30 giorni, ulteriormente prorogabili, qualora si rendesse necessario.[42] La proposta ha ricevuto l'approvazione del Consiglio europeo svoltosi il giorno successivo in videoconferenza, che ha lasciato ai singoli Stati la loro concreta implementazione.[43]

Dopo che alcuni Stati membri dell'UE hanno annunciato la chiusura dei loro confini nazionali a cittadini stranieri a causa della pandemia di COVID-19, von der Leyen ha affermato che "alcuni controlli possono essere giustificati, ma i divieti di viaggio generali non sono visti come il più efficace dell'Organizzazione mondiale della sanità. Inoltre, hanno un forte impatto sociale ed economico, sconvolgono la vita e gli affari delle persone oltre i confini". Von der Leyen ha poi condannato la decisione degli Stati Uniti di limitare i viaggi dall'Europa colpita dalla pandemia agli Stati Uniti.

Von der Leyen con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a Davos nel gennaio 2020
Von der Leyen e il presidente russo Vladimir Putin alla conferenza internazionale sulla Libia nel gennaio 2020

Nell'aprile 2020 von der Leyen, dopo aver inviato una lettera a la Repubblica, ha ammesso in Parlamento che "non c'erano tutti i Paesi nel momento del bisogno" e ha chiesto scusa all'Italia.[44] Sul fronte economico, da più parti la pandemia di COVID-19 è stata definita una sfida decisiva per la tenuta dell'Unione europea, già logorata dalle crisi degli anni precedenti[45] a causa delle minacce da essa poste alla stabilità dei Paesi membri[46].

Per ovviare a una situazione in graduale deterioramento il 21 marzo 2020 la Commissione ha sospeso per tutto l'anno solare la validità del Patto di stabilità e delle regole riguardanti indebitamento e rapporto tra deficit e PIL dei singoli Stati.[47] Dopo un'ampia e contrastata serie di riunioni tra i vertici della Commissione e i leader dei singoli Stati[48] nel corso della primavera la Commissione ha mobilitato le risorse del Meccanismo europeo di stabilità e della Banca europea per gli investimenti contro la crisi, mettendo a disposizione degli Stati membri il fondo SURE (“Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency”) funzionale a contenere le conseguenze e gli esborsi dei programmi di contrasto alla disoccupazione e di pagamento della cassa integrazione.[49]

Dopo un acceso confronto tra i leader dell'Unione europea[50][51][52], che ha visto il premier italiano Giuseppe Conte[53], il premier spagnolo Pedro Sánchez[54][55] e il presidente francese Emmanuel Macron[56] farsi fautori dell'introduzione di più incisive misure di mutualizzazione del debito, il premier olandese Mark Rutte[57] guidare i Paesi fautori della linea di un maggior rigore e Angela Merkel porsi in una posizione intermedia di mediazione aperta alle istanze dei fautori della mutualizzazione del deficit[58], tra giugno e luglio Ursula von der Leyen ha promosso assieme al presidente del Consiglio europeo Charles Michel la costituzione di un "fondo per la ripresa" capace di erogare prestiti e aiuti a fondo perduto ai Paesi in crisi. Il 21 luglio il Consiglio europeo, dopo una serrata negoziazione di quattro giorni, ha dato il via libera al fondo Next Generation EU da 750 miliardi di euro, 390 dei quali destinati ad aiuti a fondo perduto e 360 finalizzati a erogare prestiti.[59]

L'accordo sulla Brexit tra UE e Regno Unito[modifica | modifica wikitesto]

Il 24 dicembre 2020 il premier britannico Boris Johnson annunciò la fine delle lunghe trattative con l'Unione europea per le relazioni politiche, diplomatiche e commerciali post-Brexit.[60] e l'accordo di commercio e cooperazione tra Unione europea e Regno Unito fu siglato da von der Leyen, da Michel e da Johnson il 30 dicembre 2020 e approvato lo stesso giorno dalla Camera dei comuni.[61][62] La von der Leyen ha definito una "lunga strada" la trattativa che l'Unione europea e il Regno Unito durata oltre quattro anni e mezzo dal referendum sulla Brexit del giugno 2016, ritenendo l'accordo ottenuto uno strumento di rafforzamento dell'Unione stessa.[63]

Green Deal europeo[modifica | modifica wikitesto]

Ha sostenuto il Green Deal europeo creando nella Commissione europea un apposito gruppo di lavoro. Il 1º gennaio 2021, la Commissione europea ha introdotto il divieto di esportazione dei rifiuti di plastica non riciclabili verso gli Stati che non fanno parte dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).[64] Il meccanismo è teso a promuovere l'economia circolare e responsabilizzare gli Stati dell'Unione europea nei confronti dei Paesi in via di sviluppo.[64]

Crisi russo-ucraina[modifica | modifica wikitesto]

Von der Leyen, l'Alto Rappresentante dell'UE Josep Borrell, i primo ministro slovacco Eduard Heger, ucraino Denys Šmyhal' e il sindaco Anatoliy Fedoruk a Buča l'8 Aprile 2022

L'8 aprile 2022, durante l'invasione russa dell'Ucraina, von der Leyen ha visitato Kiev a sostegno del presidente Volodymyr Zelens'kyj e della sua nazione. Ha visitato il sito del massacro di Buča, dichiarando con un tweet: Era importante iniziare la mia visita a Buča. Perché a Buča la nostra umanità è andata in frantumi. Il mio messaggio al popolo ucraino: i responsabili delle atrocità saranno assicurati alla giustizia e ha promesso che avrebbe lavorato per l'adesione di quel paese all'Unione Europea[65][66].

Allargamento dell'Unione europea[modifica | modifica wikitesto]

Ha sollecitato l'allargamento dell'Unione europea a nuovi Paesi. Il 17 giugno 2022 la sua Commissione ha espresso parere favorevole alla concessione dello status di "candidato ufficiale" a Ucraina, Moldavia e Georgia.[67].

Ha lavorato per convincere la Bulgaria a rimuovere il veto all'adesione della Macedonia del Nord, poi superato grazie anche alla mediazione di Emmanuel Macron, cosa che il 19 luglio 2022 ha consentito di avviare i negoziati per l'adesione di Macedonia del Nord e Albania. Il 12 ottobre 2022, ha proposto di concedere lo status di candidato alla Bosnia ed Erzegovina.

Si è espressa a favore dell'adesione all'Unione dei Paesi dei Balcani occidentali.[68]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine Nazionale del Mali - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine Nazionale del Mali
— 4 aprile 2016[70]
Dama di Gran Croce dell'Ordine al merito della Lituania - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine al merito della Lituania
— 2 marzo 2017[71]
Membro di I Classe dell'Ordine di Jaroslav il Saggio (Ucraina) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di I Classe dell'Ordine di Jaroslav il Saggio (Ucraina)
— 23 agosto 2022[72]

Onorificenze accademiche[modifica | modifica wikitesto]

Laurea honoris causa - nastrino per uniforme ordinaria Laurea honoris causa
— Università Ben-Gurion del Negev, Be'er Sheva, 14 giugno 2022[73]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ursula von der Leyen, su open.online, 8 giugno 2022.
  2. ^ a b (EN) Barigazzi, Jacopo; Herszenhorn, David M .; Bayer, Lili, EU leaders pick Germany’s von der Leyen to lead Commission, su POLITICO, 2 luglio 2019. URL consultato il 2 luglio 2019.
  3. ^ Nomine Ue: Ursula Von der Leyen presidentessa della Commissione Ue, Lagarde alla Bce. Conte: "All'Italia vicepresidente e commissario economico", su Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2019. URL consultato il 2 luglio 2019.
  4. ^ a b (EN) Parliament elects Ursula von der Leyen as first female Commission President, su europarl.europa.eu, 16 luglio 2019. URL consultato il 16 luglio 2019.
  5. ^ a b Sì del Parlamento Ue a von der Leyen, su ansa.it, 16 luglio 2019. URL consultato il 16 luglio 2019.
  6. ^ (DE) Christine Bach, Ursula von der Leyen, su kas.de. URL consultato il 16 giugno 2018.
  7. ^ EU-Kommission: Von der Leyen sagt Krebs den Kampf an. URL consultato il 6 dicembre 2019.
  8. ^ Biografia della presidente eletta, su ec.europa.eu. URL consultato il 24 marzo 2021.
  9. ^ Eine kritische Auseinandersetzung mit der Dissertation von Dr. Ursula Gertrud von der Leyen: C-reaktives Protein als diagnostischer Parameter zur Erfassung eines Amnioninfektionssysndroms [sic] bei vorzeitigem Blasensprung und therapeutischem Entspannungsbad in der Geburtsvorbereitung, su de.vroniplag.wikia.com, 7 giugno 2022.
  10. ^ Melanie Amann, Plagiatsjäger nehmen sich von der Leyens Doktorarbeit vor, su spiegel.de, 7 giugno 2022.
  11. ^ 7 giugno 2022, https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Berlino-la-maledizione-del-plagio-colpisce-il-ministro-Von-der-Leyen-df532c54-c255-4a85-a233-e95f35305e0f.html.
  12. ^ (DE) Melanie Amann, Verteidigungsministerin: Plagiatsjäger nehmen sich von der Leyens Doktorarbeit vor, in Spiegel Online, 26 settembre 2015. URL consultato il 30 luglio 2019.
  13. ^ (EN) German Defense Minister von der Leyen denies plagiarism, su Deutsche Welle. URL consultato il 2 agosto 2019.
  14. ^ Ursula von der Leyen: Kritiker bewerten Arbeit als "eindeutiges Plagiat", in Die Welt, 28 settembre 2015. URL consultato il 30 luglio 2019.
  15. ^ a b Plagiatsaffäre: Von der Leyen darf Doktortitel behalten, in Spiegel Online, 9 marzo 2016. URL consultato il 30 luglio 2019.
  16. ^ a b c (DE) Lena Greiner, Matthias Gebauer e Verena Töpper, Trotz Plagiaten: Darum darf von der Leyen ihren Doktor behalten, in Spiegel Online, 9 marzo 2016. URL consultato il 30 luglio 2019.
  17. ^ (DE) Reinhard Müller, Von der Leyen und Plagiat: Doktorspiele, in Frankfurter Allgemeine Zeitung, 10 marzo 2016, ISSN 0174-4909 (WC · ACNP). URL consultato il 30 luglio 2019.
  18. ^ (DE) Tilmann Warnecke e Amory Burchard, Ursula von der Leyen darf Doktortitel behalten, su Der Tagesspiegel, 9 marzo 2016. URL consultato il 30 luglio 2019.
  19. ^ a b c d L’opzione von der Leyen, su katercollective.com, 5 luglio 2019. URL consultato il 9 luglio 2019.
  20. ^ Von der Leyen präsentiert Milliardendeal für neue Helikopter, su spiegel.de, 17 febbraio 2015. URL consultato il 9 marzo 2022.
  21. ^ Surge in German arms sales to Saudi Arabia and Turkey, 10 gennaio 2019. URL consultato il 21 luglio 2019.
  22. ^ Germany's Angela Merkel makes arms export pact with France, 18 febbraio 2019. URL consultato il 21 luglio 2019.
  23. ^ Franz-Stefan Gady (27 May 2015), Will India Purchase German Stealth Submarines? The Diplomat.
  24. ^ Douglas Busvine (27 May 2015), Germany lobbies India to buy Eurofighters, submarines Reuters.
  25. ^ Surge in German arms sales to Saudi Arabia and Turkey, in Deutsche Welle, 10 gennaio 2019.
  26. ^ Germany's Angela Merkel makes arms export pact with France, in Deutsche Welle, 18 febbraio 2019.
  27. ^ Guy Chazan, Ursula von der Leyen tries to contain fallout over consultant, in Financial Times, 13 febbraio 2020.
  28. ^ Janosch Delcker, The scandal hanging over Ursula von der Leyen, in POLITICO, 15 luglio 2019.
  29. ^ Hans Von Der Burchard, Von der Leyen under pressure over second wiped phone, in POLITICO, 14 gennaio 2020.
  30. ^ Ben Knight, German Defense Ministry 'illegally' wiped phone data of Ursula von der Leyen, in DW, 21 dicembre 2019.
  31. ^ Mark Scott, German lawmaker files criminal complaint over von der Leyen's wiped phone, in POLITICO, 21 dicembre 2019.
  32. ^ (EN) Jacopo Barigazzi, David M. Herszenhorn, Lili Bayer, EU leaders pick Germany’s von der Leyen to lead Commission, su POLITICO, 2 luglio 2019. URL consultato il 16 luglio 2019.
  33. ^ Nomine Ue: Ursula Von der Leyen presidentessa della Commissione Ue, Lagarde alla Bce. Conte: "All'Italia vicepresidente e commissario economico", su Il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2019. URL consultato il 16 luglio 2019.
  34. ^ (EN) Live blog: Ursula von der Leyen’s pitch to lead European Commission, su politico.eu, 16 luglio 2019. URL consultato il 16 luglio 2019.
  35. ^ (EN) Opening Statement in the European Parliament Plenary Session by Ursula von der Leyen, Candidate for President of the European Commission, su ec.europa.eu, 16 luglio 2019. URL consultato il 16 luglio 2019.
  36. ^ Von der Leyen eletta d'un soffio alla Commissione europea, su ansa.it, 16 luglio 2019. URL consultato il 18 luglio 2019.
  37. ^ Von der Leyen subito al lavoro per formare il nuovo team, su ansa.it, 17 luglio 2019. URL consultato il 17 luglio 2019.
  38. ^ Sergio Fabbrini, Ue, così von der Leyen ridisegna le priorità, in Il Sole 24 Ore, 16 settembre 2019.
  39. ^ Parte il Green New Deal europeo. Ma c’è il rischio palude, su valori.it, 12 dicembre 2019.
  40. ^ Andrea Muratore, I piani della Commissione per la sovranità tecnologica europea, su it.insideover.com, 20 febbraio 2020.
  41. ^ Giuseppe Gagliano, Prove tecniche di sovranità tecnologica europea?, su Osservatorio Globalizzazione data=22 luglio 2020.
  42. ^ Von der Leyen: stop ai viaggi verso la Ue. La Francia sospende Schengen, in Avvenire, 16 marzo 2020. URL consultato il 18 marzo 2020 (archiviato il 18 marzo 2020).
  43. ^ Coronavirus: European Union seals borders to most outsiders, su bbc.com. URL consultato il 18 marzo 2020 (archiviato il 17 marzo 2020).
  44. ^ Coronavirus, sentite scuse all'Italia, ora la Ue c'è, su repubblica.it, 16 aprile 2020. URL consultato il 16 aprile 2020.
  45. ^ Pierluigi Fagan, L'Europa è antiquata?, su Osservatorio Globalizzazione, 16 agosto 2019.
  46. ^ Gabriele Ciancitto, L'Europa alla prova della storia, su Osservatorio Globalizzazione, 22 aprile 2020 (archiviato il 23 aprile 2020).
  47. ^ Andrea Muratore, La Commissione sospende le regole, Inside Over, 21 marzo 2020
  48. ^ Andrea Muratore, Il crocevia della globalizzazione, su Osservatorio Globalizzazione, 13 giugno 2020.
  49. ^ Tutta la verità sul Sure, Econopoly - Il Sole 24 Ore, 10 maggio 2020
  50. ^ Europa e Italia nel vortice della crisi: parla Guido Salerno Aletta, su Osservatorio Globalizzazione, 16 giugno 2020.
  51. ^ Federico Ferraù, Un tutti contro tutti senza regole, Il Sussidiario, 21 luglio 2020
  52. ^ Recovery Fund, al Consiglio europeo muro contro muro tra “frugali” e fronte del Sud. Michel prova a mediare con l’Olanda ma Rutte non cede. E Kurz chiude: “No a 500 miliardi di aiuti a fondo perduto”, Il Fatto Quotidiano, 17 luglio 2020
  53. ^ Conte contro Rutte, Libero, 19 luglio 2020
  54. ^ Sanchez affronta Rutte, TgCom24, 17 luglio 2020
  55. ^ Sanchez propone la linea spagnola, Il Giornale, 20 aprile 2020
  56. ^ Il piano di Macron da 1.300 miliardi, Inside Over, 2 aprile 2020
  57. ^ Andrea Muratore, Alle radici del problema olandese, Inside Over, 20 luglio 2020
  58. ^ La grande strategia di Angela Merkel nell’anno della pandemi, Kritica Economica, 23 ottobre 2020
  59. ^ Accordo sul Recovery Fund, Unione Sarda, 21 luglio 2020
  60. ^ Luca Colaninno Albenzio, La lunga marcia verso la Brexit, su Osservatorio Globalizzazione, 31 dicembre 2020.
  61. ^ (EN) Brexit: Landmark UK-EU trade deal to be signed, in BBC, 29 dicembre 2020.
  62. ^ (EN) Press release: Signature of the EU-UK agreement, 30 December 2020, su consilium.europa.eu, 30 dicembre 2020. URL consultato il 30 dicembre 2020.
  63. ^ Firmato l'accordo sulla Brexit, Rai News, 30 dicembre 2020
  64. ^ a b Cristiano Tassinari, La "plastica pulita" che sogna l'Unione europea, su euronews, 31 dicembre 2020. URL consultato il 4 gennaio 2021.
  65. ^ Claudio Tito, Ursula von der Leyen a Kiev per rassicurare Zelensky e sfidare Putin: "Dobbiamo dare un segnale", in la Repubblica, 12 giugno 2022.
  66. ^ 'Unthinkable': Ursula von der Leyen shown mass grave in Bucha, Guardian News, 12 giugno 2022.
  67. ^ (EN) The European Commission recommends to Council confirming Ukraine, Moldova and Georgia's perspective to become members of the EU and provides its opinion on granting them candidate status, su ec.europa.eu, 17 giugno 2022. URL consultato il 24 giugno 2022.
  68. ^ Ue, pacchetto da 1 mld per i Balcani contro caro energia - Montenegro - Nuova Europa, su ANSA.it, 3 novembre 2022. URL consultato il 12 novembre 2022.
  69. ^ (DE) DNB, Katalog der Deutschen Nationalbibliothek, in Portal.d-nb.de. URL consultato il 1º dicembre 2011.
  70. ^ Coopération militaire Mali-Allemagne : Mme Ursula Von Der Leyen décorée, su news.abamako.
  71. ^ Germany's defmin to get high Lithuanian state award, su Delfi.
  72. ^ УКАЗ ПРЕЗИДЕНТА УКРАЇНИ №595/2022, su president.gov.ua.
  73. ^ Ben-Gurion University of the Negev - Conferment Ceremony of an Honorary Doctoral Degree upon Dr. Ursula Von Der Leyen, su in.bgu.ac.il. URL consultato il 14 giugno 2022.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Predecessore Ministra della famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù della Germania Successore BMFSFJ Logo.svg
Renate Schmidt 22 novembre 2005 - 30 novembre 2009 Kristina Schröder
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