Donzelli: «Noi contro i diritti Lgbt+? Sciacallaggio della sinistra. Il governo non discrimina» | Corriere.it

Donzelli: «Noi contro i diritti Lgbt+? Sciacallaggio della sinistra. Il governo non discrimina»

diMonica Guerzoni

Il responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia: «Non è che se uno non dice esattamente quello che la sinistra pensa diventa omofobo. Sul premierato non ci faremo fermare»

Prima di rispondere sui diritti civili e negare che il governo stia portando l’Italia sulla via ungherese, Giovanni Donzelli vuole parlare di Superbonus: «Due miliardi dei bonus edilizi sono finiti in mano alla criminalità, il che dovrebbe preoccupare tutti. Il “gratuitamente” di Conte — attacca il responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia — è stato un regalo di due miliardi alla mafia».

Conte vi accusa di inseguire un «modello orbaniano». Sbaglia, o ha sbagliato il governo a non approvare il testo Ue in difesa delle persone lgbt+?
«È l’ennesimo sciacallaggio di una sinistra capace solo di strumentalizzare, anche i diritti delle persone. Erano tre documenti, uno è stato sottoscritto e altri due no. Non è che se uno non dice esattamente quello che la sinistra pensa diventa omofobo».

Per Schlein è «una vergogna». L’Italia sui diritti è più indietro dell’Ungheria?
«Solo chi è in malafede può pensarlo, il governo è schierato per la condanna di qualsiasi discriminazione. Altra cosa è dire nelle scuole che non esistono i maschi e le femmine, ma esiste un “genere percepito”, anche nei bambini».

Teme, come Roccella, che si arrivi al gender?
«Non è questione di essere nemici del gender. Abbiamo preso voti su un programma e non è che si diventa dei mostri se non la si pensa come la sinistra, che le elezioni le ha perse. E non sono mostri gli italiani che ci hanno votato».

Eppure l’opposizione e tanti intellettuali denunciano una «deriva illiberale». Il governo ha rifiutato l’incontro con il consorzio Ue Media Freedom Rapid Response per nascondere un problema di libertà di stampa?
«La sinistra deve decidere pure le agende dei ministri, o possono incontrare chi vogliono? In Italia non c’è nessun problema con la libertà di stampa, semmai c’è un problema a sinistra con il pluralismo nella libertà di stampa. E non solo. Mi aspetto dagli intellettuali di sinistra preoccupati per la democrazia l’indignazione contro chi impedisce ai ministri di parlare, come era successo a Torino per Roccella e come è successo ieri a Pisa con Bernini».

Qual è il messaggio di una premier che va ad accogliere Chico Forti, condannato negli Usa per omicidio?
«Grazie all’impegno della nostra nazione e della diplomazia è tornato a casa un connazionale, che da anni doveva rientrare in Italia. Molti si erano impegnati, a parole».

Meloni farà lo stesso con Ilaria Salis, agli arresti domiciliari in Ungheria con accuse assai meno gravi?
«Noi gli italiani all’estero li difendiamo, a prescindere dall’orientamento politico».

Perché Meloni non chiede le dimissioni di Toti, indagato per corruzione?
«Sul rispetto della legalità e della trasparenza in politica non abbiamo mai ceduto di un millimetro. Toti ha governato bene la Liguria per diversi anni. Tramite il suo avvocato ha fatto sapere che, appena parlerà coi magistrati, dimostrerà la completa estraneità alle accuse. Aspettare che parli è il minimo sindacale».

Lei non vede una grande questione politica?
«Se le accuse fossero vere sarebbe indifendibile, ma Toti continua a dire che è un equivoco. Ritengo necessario dargli la possibilità di chiarire».

Per la successione candiderete un esponente di FdI?
«Non è il momento di parlarne. La Regione è solida, sta svolgendo perfettamente il proprio ruolo».

Perfettamente?
«Toti non si è dimesso, c’è un facente funzioni e c’è una giunta che fa il suo lavoro».

A Bari avete invocato le dimissioni di Emiliano che non è nemmeno indagato. Due pesi e due misure?
«La differenza è che noi non abbiamo dubbi sul fatto che Emiliano si sia vantato su un palco di essere andato dalla sorella di un boss mafioso a chiedere il permesso di svolgere attività politica. Se fosse stato un presidente di centrodestra avrei chiesto dimissioni immediate».

Tajani che si smarca su Superbonus, sugar tax e diritti civili è il nuovo Salvini?
«No, il governo è compatto e lo rimarrà per tutta la legislatura. Crediamo nel valore della stabilità, apprezzato anche dagli investitori internazionali. I dati economici lo dimostrano».

Riuscirà Meloni ad andare d’accordo dopo il voto con la Lega di Salvini e Vannacci, che si scaglia contro la Ue?
«Siamo tre partiti compatibili, ma non sovrapponibili. Più preferenze prenderà Giorgia Meloni, più forza avrà per difendere gli interessi italiani ai tavoli europei».

Voci autorevoli come Segre e Cattaneo hanno espresso forti preoccupazioni sul premierato. Non è un rischio portare avanti una riforma così divisiva?
«Riformeremo questa nazione, come promesso agli italiani. Se qualcuno ha proposte costruttive siamo pronti ad ascoltarle, se invece pensano di far scudo alle riforme con i corpi, non ci faremo fermare. Non prendiamo lezioni di democrazia da una sinistra che vuole governare anche quando perde».

19 maggio 2024