Chi è Caterina Ferioli, Nica di “Il fabbricante di lacrime” | TV Sorrisi e Canzoni

Chi è Caterina Ferioli, Nica di “Il fabbricante di lacrime”

È nata 20 anni fa a Bologna e qui si racconta presentando il suo primo lavoro da protagonista.

3 Aprile 2024 alle 08:14

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Il 4 aprile arriva su Netflix l’atteso film “Il fabbricante di lacrime”, ispirato all’omonimo libro di Erin Doom (edito da Magazzini Salani), caso letterario del 2022 (650 mila copie vendute solo in Italia). Diretto da Alessandro Genovesi, racconta le vicende di due orfani, Nica (la debuttante Caterina Ferioli) e Rigel (Simone Baldasseroni, il cantante “Biondo” ex allievo di “Amici”) cresciuti sin dalla tenerà età tra le mura dell’inquietante orfanotrofio Grave, quindi adottati dai coniugi Milligan e qui, nel mondo esterno, in una famiglia normale, a scuola, tra nuovi amici, i due ragazzi si respingono e si attraggono scoprendo di non potere, per qualche forza misteriosa, fare a meno l’uno dell’altra.

Caterina Ferioli è nata 20 anni fa a Bologna e qui si racconta presentando il suo primo lavoro da protagonista.

Caterina, quali sono le tue origini?
«Grazie ai miei genitori sono metà emiliana, di Bologna, e metà romagnola, di Ravenna. Ho vissuto a Bologna fino al liceo poi mi sono trasferita a Milano».

Che studi hai fatto?
«A Milano mi sono iscritta allo Iulm, seguivo un corso di industria creativa, un miscuglio di marketing, economia, arte e moda. All’inizio volevo studiare arte pura, poi siccome per mantenermi lavoravo come modella ho pensato che potevo fare qualcosa attinente alla moda. Facevo la modella senza sfilare perché sono un po’ bassetta».

La passione per la recitazione quando inizia?
«Quando facevo le scuole medie mia madre mi iscrisse a dei corsi di teatro, all’inizio non mi piaceva tanto, ma al liceo ho avuto un professore di italiano bravissimo che ci ha insegnato teatro e scrittura creativa e lì ho imparato a mettere in gioco le emozioni».

Il primo provino?
«Nell’agenzia di moda milanese con cui lavoravo a volte i registi mandavano richieste per dei provini. Ne feci uno per il ruolo di un film, ma fu un disastro e ci rimasi malissimo. Fu allora che decisi di trasferirmi a Roma per seguire più intensamente dei corsi di recitazione».

Il ruolo da protagonista per “Il fabbricante di lacrime” come arriva?
«La proposta mi è arrivata ben due volte, con la mia prima agenzia e poi, quando è subentrata un’agenzia di recitazione, mi hanno riproposto lo stesso provino. Era destino. Da quello che so io sono stata l’ultima del cast a essere scelta».

Cosa ti hanno chiesto?
«Mi ero preparata sulla scena della rosa, mi ha aiutato la mia manager, lei faceva la parte di Rigel, e dire che è una signora meravigliosa, non è proprio come Rigel, faceva un po’ ridere. Al provino c’era il regista, le casting director e pure Simone Baldasseroni, l’attore che interpreta Rigel».

Avevi letto il libro di Erin Doom?
«Prima di fare il provino, pur vedendo sempre in libreria “Il fabbricante di lacrime”, non lo avevo mai letto. Persino mia madre, che invece lo aveva letto, mi aveva detto tempo prima: “Caterina, leggilo, ti potrebbe piacere!”. E alla fine l’ho dovuto leggere per forza».

Da lettrice che reazione hai avuto?
«Da lettrice mi sono detta: “Oddio, povera Nica!”. Gliene capitano una dietro l’altra… È una storia bellissima e di rinascita, per questo credo sia anche una responsabilità interpretarla».

Com’è stata trasporla sullo schermo?
«Essendo un film è tutto più ristretto, non c’è la visione lunga della storia, non c’è la descrizione dettagliata della crescita del personaggio. Però si parla sempre di molestie, di abusi, ma anche di amore».

Un personaggio difficile?
«Soprattutto per quanto riguarda le cose brutte subite da Nica. Qualsiasi cosa che lei dice e fa ci sono dietro traumi che io, per fortuna, non ho subito».

Come hai sviluppato il tuo ruolo?
«Quando abbiamo iniziato le riprese io avevo appena compiuto 19 anni, il lavoro è stato proprio quello di decostruirmi, per un certo verso ho dovuto tornare bambina, perché Nica da una parte non ha avuto tempo di crescere rimanendo presto orfana, dall’altra parte è cresciuta troppo in fretta».

Conoscevi già Simone Baldasseroni che interpreta Rigel?
«Non lo consocevo, forse quando ero più piccola avevo sentito le sue canzoni, ma non l’ho mai seguito. Sul set ci siamo trovati subito bene dal punto di vista attoriale ed è stato ottimo perché abbiamo dovuto entrare in confidenza molto in fretta e poi siamo stati sempre insieme per due mesi».

Altre affinità?
«Durante le riprese io e Simone avevamo una playlist che ascoltavamo sempre e dove c’era il brano “I love you” di Billie Eilish. L’ascoltavamo sempre. E poi ce la siamo ritrovata nella colonna sonora del film».

Dove avete girato?
«Le scene della casa dei Milligan a Bracciano, la scena del ponte a Pescara, le riprese della scuola sono state fatte in un liceo di Roma così come l’orfanatrofio che è un ospedale romano abbandonato, il Forlanini, super inquientante ».

Ansia per questo debutto?
«Sono un po’ tesa, finora non ho mai avuto un pubblico, qualcuno che mi guarda e dice la sua. So che sono cresciuta e che sto continuando a crescere, ci sto lavorando».

Già al lavoro su altri progetti?
«Nessuno parla mai del “post set”, quando sei alla prima esperienza e finisci di girare è tremendo. Ti svegli e dici: “Adesso dove vado la mattina?”. Ora sono nel cast della serie Rai “Belcanto” accanto a Vittoria Puccini. Recitare è quello che voglio fare. Alla fine di “Il fabbricante di lacrime”, dopo l’ultimo ciak, mi sono detta: “Voglio imparare tantissimo e voglio diventare bravissima”».