mercoledì 7 settembre 2022
Profondamente legati dalla certezza che il diritto alla vita vada promosso nella cultura del nostro tempo, il fondatore del Movimento per la Vita e il giornalista erano come un cuore solo
Carlo Casini e Pier Giorgio Liverani insieme a un'iniziativa del Movimento per la Vita

Carlo Casini e Pier Giorgio Liverani insieme a un'iniziativa del Movimento per la Vita - Archivio MpV italiano

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Si cercavano, si scrivevano, si confrontavano, si sostenevano, si stimavano, si fidavano l’uno dell’altro. Per decenni le loro vite si sono intrecciate in nome del comune appassionato servizio per il diritto alla vita e di una reale tutela della maternità in gravidanza. Da subito, una sintonia e un’amicizia. Pier Giorgio Liverani e Carlo Casini erano «una coppia di combattenti, di costruttori», mi diceva il figlio Luca. Rovisto di fretta tra i documenti e trovo un articolo di Pier Giorgio Liverani, scritto pochi giorni prima dell’approvazione della legge 194: «Bisogna ricostruire una cultura che si fondi sui valori perenni della vita e della solidarietà, non sui disvalori dell’egoismo; è urgente rieducare le vecchie e le nuove generazioni alla convinzione che la libertà dell’individuo passa attraverso l’impegno e non sulla strada della fuga delle responsabilità verso sé stessi e verso gli altri». Parole che ancora oggi ci interrogano e ci indicano la strada. Sfoglio annate del Sì alla vita, la rivista del Movimento per la Vita, e ritrovo Pier Giorgio coraggioso, pacato, puntuale, appassionato, colto.
Ora ha raggiunto il suo amico in Cielo, dove è bello pensarli ancora insieme. Anche il momento della rispettiva nascita alla Vita ha qualcosa che li accomuna: Carlo, mio padre, è stato chiamato nell’alba della festa dell’Annunciazione 2020; Pier Giorgio nei riverberi della festa liturgica di Madre Teresa. Ed è proprio a Madre Teresa che Pier Giorgio ha dedicato uno dei suoi libri Dateli a me. Madre Teresa e l’impegno per la vita (Città Nuova 2003) con la prefazione di Carlo. «Lavoro apparentemente semplice, ma in realtà complesso, perché si trattava di mettere la lente d’ingrandimento sul diritto alla vita dei non nati, senza dimenticare l’intero orizzonte contemplato da Madre Teresa e tuttavia senza mai smarrire il filo conduttore» che «giustifica un attributo già pensato quando il Movimento per la Vita italiano ha proclamato Madre Teresa di Calcutta presidente onorario di tutti i Movimenti per la Vita nel mondo: Madre Teresa della Vita».
Il Movimento per la Vita italiano li ha visti spessissimo insieme, fianco a fianco, Pier Giorgio e Carlo, nel consiglio direttivo, in convegni e assemblee. Ricordo che il babbo era molto contento della partecipazione di Pier Giorgio, soprattutto per la conduzione del Si alla vita di cui Liverani è stato a lungo brillante e acuto direttore. La gratitudine per l’amico giornalista che aveva compreso bene la tensione morale della comunicazione e della parola – come dimenticare il suo preziosissimo Dizionario dell’Antiligua? – ricorre in diverse relazioni di Carlo alle assemblee del Movimento. Nel 2009, per esempio, ne sottolineò «la guida esperta e intelligente». Prossimamente uscirà il volume che raccoglie molte testimonianze sul babbo, tra queste, quella intensa dell’amico Pier Giorgio.
Liverani non è stato solamente un maestro della comunicazione: è stato uno sposo, un padre e un nonno affettuoso e premuroso. Lui e la sua Ada hanno trascorso 64 anni insieme, e insieme sono stati fino alla fine, l’uno accanto all’altra, custodendosi vicendevolmente, come se gli anni, gli acciacchi e la fatica di un quotidiano che non rende banale neanche alzarsi dalla poltrona, non avessero intaccato la freschezza del loro amore. C’erano la stanchezza e la preoccupazione, ma si chiamavano “amore” e si tenevano per mano. Così come mi ha colpito la tenerezza e la gratitudine con cui Pier Giorgio parlava dei tre figli, Paolo, Luca e Gianni: «Tre bravi ragazzi che ci sono vicini e ci vogliono bene», e l’uguale trasporto affettuoso verso le tre nuore: «Siamo stati fortunati!». Parlare dei nipoti, poi, era l’occasione per vedere il volto di Pier Giorgio e di Ada illuminarsi. E la fede. Una fede profonda, fiducia vera, abbandono, certezza del Padre che ci ama.

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