Maya Rudolph: “Vita dura per i comici da quando ci sono i social network” - la Repubblica

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Maya Rudolph: “Vita dura per i comici da quando ci sono i social network”

L’attrice, storica comedian del ‘Saturday Night Live’, è protagonista e produttrice della serie ‘Loot – Una fortuna’ dove interpreta una miliardaria in crisi

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Colonna del Saturday Night Live (dove ha conquistato il pubblico con le sue imitazioni da Beyoncé a Oprah Winfrey che le sono valsi due Emmy), protagonista di commedie di successo come Le amiche della sposa e Un weekend da bamboccioni, Maya Rudolph – 51 anni – è una delle voci più squillanti della stand up comedy americana. Insieme alle colleghe Tina Fey e Amy Poehler ha aperto la cerimonia degli Oscar 2019. Ha fatto capolino anche nei film del compagno, il regista indie Paul Thomas Anderson con cui ha quattro figli, Vizio di forma e Licorice Pizza, dal 2014 è anche produttrice.

Ora torna con la seconda stagione di Loot – Una fortuna, su Apple tv+ dal 3 aprile, in cui riprende il ruolo della miliardaria Molly che dopo aver divorziato dal marito che la tradiva ha ripreso in mano la sua vita cominciando a lavorare nella fondazione filantropica a suo nome di cui non sapeva nulla. Un anno dopo nuove sfide: la attendono tra sfilate di moda sotto effetto di stupefacenti, weekend di disintossicazione che diventano tutt'altro e viaggi di gruppo che virano verso la catastrofe Molly dovrà imparare a innamorarsi di nuovo.

Loot non è solo una commedia molto divertente ma una riflessione sulla ricchezza, su cosa si deve fare quando si hanno tanti soldi. Come ha creato la sua miliardaria, aveva in mente qualcuno?

"Ho trovato l’ispirazione per Molly pensando non tanto al suo essere miliardaria, che è quello che ci fa ridere di lei, piuttosto il suo viaggio, il suo momento di trasformazione. Mi piaceva raccontare una donna di mezz’età che realizza che ha consacrato metà della sua vita a suo marito, per seguire la sua vita e poi ora si ritrova a domandarsi qual è la vita che lei vuole vivere e cosa vuoi diventare? Sono convinta che qualunque età della vita vada bene per fare un’esplorazione di sé e volevo dare a questa donna strati di personalità che non fossero gli stereotipi dei miliardari ma rispondessero alla domanda quale è la vita che voglio condurre. E mi piace che troverà una risposta insieme al pubblico”.

Il cuore della serie è la relazione tra Molly e Sofia, interpretata da Michaela Jae Rodriguez, una strana coppia. Come avete creato questa chimica?

"È facile fare amicizia con Michaela Jae, ha un cuore grande, sarebbe difficile non innamorarsi di lei. Mi è piaciuto molto interpretare questo legame in cui Molly chiede a Sofia di amarla, di sostenerla e lei che le risponde ‘ti farò sapere quando viene il momento per un abbraccio’. È una dinamica divertente perché sono veramente due personaggi agli opposti ed è stato interessante capire dove potevano incontrarsi”.

Quando ha capito nella sua vita che poteva far ridere?

"Fin da piccola mi piaceva che gli altri mi trovassero divertente, crescendo ho scoperto che lo ero. Giocando con mio fratello maggiore, che è sempre stato quello spiritoso e che mi ha fatto conoscere tanti tipi di commedia, interagendo con i miei genitori… ho realizzato che essere divertente era ‘cool’. Ricordo bene che quando i miei amici erano tristi ero io quella che si inventava qualcosa per farli ridere, una battuta, uno scherzo. Meglio una risata sempre”.

E il momento in cui ha capito che quello poteva diventare un mestiere?

"Non sono cambiata così tanto, molti dei miei amici sono ancora quelli della mia infanzia. Quando stai con qualcuno con cui sei cresciuta hai il senso dell’umorismo che avevi da ragazzo ed è rimasta la stessa complicità. Quando ho cominciato a sentire diverse persone dire ‘beh ma sei divertente’ ho cominciato a pensare che sì in effetti mi sembrava di esserlo e in modo del tutto naturale ho gravitato verso la commedia. Prima a scuola con il teatro e il musical e poi dopo il college è arrivata l’improvvisazione, lo stand up a cui ho consacrato la mia devozione”.

In questi ultimi vent’anni com’è cambiata la commedia e crede che il politicamente corretto abbia in qualche modo imprigionato un po’ la comicità?

"Credo che i social media possano essere piuttosto duri nei confronti della commedia perché danno l’opportunità a tutti di dire la loro su qualcosa. È difficile ignorarli. Quando io facevo il Saturday Night Live i social non esistevano e vedo la differenza tra allora e oggi proprio a livello di creatività. È sicuramente più difficile ora di vent’anni fa perché tutti possono avere accesso ai social e possono pubblicare velocemente, quindi per il comico è difficile arrivare dopo altri 300 che hanno già postato il loro sagace commento. Io cerco di stare nel mio, continuare a fare la commedia che io ritengo divertente, di non farmi condizionare ma è difficile. La commedia è soprattutto ridere di se stessi e si può far ridere senza offendere gli altri. Sono convinta di questo”.

Nel 2009 è uscito ‘American life’, il film di Sam Mendes che raccontava il peregrinare di una coppia di futuri genitori per gli Stati Uniti alla ricerca del modello di famiglia a cui volevano aderire. Lei aveva una bimba di quattro anni e un’altra appena nata si è ispirata al suo essere mamma per quel film?

"Sì è stato un progetto veramente speciale perché quando ho conosciuto gli sceneggiatori Dave Eggers e Vendela Vida che hanno scritto il film quando aspettavano il loro primo figlio abbiamo capito che eravamo rimaste incinte più o meno contemporaneamente e avuto esperienze molto simili e quindi in qualche modo era una storia che parlava di tutti noi. Diventare genitori, l’attesa di questo evento per la prima volta, le opinioni degli altri sulla tua maternità e paternità… ci abbiamo messo tutto questo”.

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