Cambridge cancella la parola "anglosassone": «La usavano i suprematisti bianchi» | Corriere.it

Cambridge cancella la parola "anglosassone": «La usavano i suprematisti bianchi»

diLuigi Ippolito, corrispondente a Londra

Per l'università, non è una parola politicamente corretta: si scatenano le polemiche

Cambridge cambia il nome della sua rivista storica: «Il termine "anglosassone" è problematico»

L'esterno dell'università di Cambridge

La cancel culture ha toccato la vertigine estrema: l’autocancellazione
La rivista storica dell’università di Cambridge, intitolata finora Inghilterra Anglo-Sassone, ha annunciato la scorsa settimana che cambierà nome in Inghilterra Alto-Medievale e i suoi vicini: ufficialmente l’obiettivo è quello di avere «un approccio più ampio» e un «raggio interdisciplinare», ma la realtà è che, agli occhi degli studiosi del celebre ateneo inglese, il termine stesso «anglosassone» è diventato problematico, qualcosa di cui vergognarsi.

Il fatto è che in America quella definizione è stata adottata anche dai suprematisti bianchi, con una connotazione decisamente razzista: e la rivista di Cambridge, la più autorevole in quel campo di studi, è attenta al pubblico al di là dell’Atlantico. Ma la decisione ha sollevato un coro di critiche e un turbinio di polemiche: l’università è stata accusata di non avere il coraggio «di opporsi a una manciata di pazzi americani».

Soprattutto, però, la rinuncia al termine «Anglo-Sassone» è stata vista come la deriva estrema dello sforzo di «decolonizzare» gli studi: una tendenza che punta alla revisione di tutto il bagaglio culturale dell’Occidente in chiave anti-razzista e anti-imperialista. Già l’anno scorso, proprio a Cambridge, avevano affacciato la teoria che gli Anglo-Sassoni non sarebbero mai esistiti come gruppo distinto, in uno sforzo di affrontare «i miti del nazionalismo» (un po’ come se in Italia dicessimo che i Romani non sono mai esistiti e che solo nominarli è un tantino razzista).

Ala fine dell’Impero d’Occidente, tribù germaniche di Angli, Sassoni e Juti, provenienti dalle coste della Germania, dell’Olanda e della Danimarca, invasero le isole britanniche e si mescolarono con la popolazione locale celtico-romana, dando vita a diversi regni anglo-sassoni: un termine che, ha sottolineato l’eminente storico di Cambridge David Abulafia, intervenendo nel dibattito, «non è un’etichetta razziale ma culturale». Una cultura che «è fiorita in una miriade di modi», dalla letteratura all’arte, raggiungendo standard che nell’XI secolo «avevano pochi rivali nell’Europa settentrionale».

Tutta un’eredità che in omaggio al «politicamente corretto» si vorrebbe adesso mettere sotto il tappeto: ma, come ha fatto notare Abulafia, a questo punto si dovrebbe rinunciare al termine stesso di Inghilterra, che altro non vuol dire che «terra degli Angli». Sarebbe il culmine di un cupio dissolvi che pare essersi impadronito della cultura occidentale, soprattutto nell’ambito accademico britannico e americano: intanto russi e cinesi, con tutta probabilità, se la ridono.

13 maggio 2024 ( modifica il 13 maggio 2024 | 11:11)