Il primario Battelli tra passato e futuro: «Oggi la parola tumore fa meno paura Tanta generosità dai maceratesi» | Cronache Maceratesi
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Il primario Battelli tra passato e futuro:
«Oggi la parola tumore fa meno paura
Tanta generosità dai maceratesi»

ONCOLOGIA - Intervista al direttore di una delle Unità operative più delicate e dal grande rilievo sociale ed economico. «A Macerata siamo tra i più importanti del centro Italia. Sette anni fa seguivamo 700 persone, ora 1.300. E’ cambiato un mondo in quasi tutte le forme di cancro: oggi guariscono completamente il 90% delle donne che hanno una diagnosi di tumore alla mammella. Per le cure usiamo sempre di più farmaci biologici, immunoterapie e trattamenti che colpiscono direttamente il bersaglio con effetti collaterali generalmente ben tollerati. La prevenzione è fondamentale, ad ogni età»

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Il primario di Oncologia Nicola Battelli

di Luca Patrassi

Nicola Battelli è il primario del reparto di Oncologia dell’Ast di Macerata da poco meno di sette anni, essendo arrivato nel settembre del 2017 dopo una breve permanenza in quel di Jesi e una formazione tutta anconetana.

La prima cosa che l’ha colpita al suo arrivo?

«La qualità del personale medico e infermieristico, ho collaboratori di alto livello. C’è stata grandissima collaborazione fin da subito con i colleghi degli altri reparti che mi hanno accolto pur non conoscendomi visto che la mia crescita professionale è stata tutta a Torrette. Mi sono reso conto che qui il gioco di squadra è vincente. Un altro aspetto importante riguarda le associazioni dei pazienti che sono molto attive e mi hanno fatto vivere un’oncologia diversa da quella che conoscevo: da noi sostengono il miglioramento della qualità di vita dei pazienti che assistiamo. Faccio alcuni esempi: donano le parrucche alle donne che perdono i capelli, organizzano corsi di fisioterapia, di yoga, alloggio  gratuito per le persone che vengono da fuori per accompagnare i propri cari a fare la terapia, assistenza per il ricevimento dei pazienti. In particolare mi riferisco alla Casa dell’accoglienza maceratese e alle orchidee. Altro aspetto che mi ha colpito molto è la generosità della popolazione maceratese, pronta a donare quando in caso di necessità». 

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Il primario con lo staff del suo reparto

Guida una unità operativa di grande rilievo sociale e di grande peso nell’economia aziendale. Come muoversi tra utenti e budget? 

«Essere il direttore della Oncologia dell’Ast Macerata significa gestire un numero di assistiti molto elevato: in questo momento l’Oncologia di Macerata è tra le più importanti nel Centro Italia, da quando sono arrivato nel 2017 abbiamo quasi raddoppiato il numero dei pazienti presi in carico, passati da 700 ai 1300 del 2023 e questo ha un impatto sociale ed economico. I farmaci di nuova generazione hanno un costo importante, certamente il mio primo obiettivo è quello di fare il miglior trattamento al paziente come se davanti avessi un mio familiare ma cercando sempre di ottimizzare le risorse a disposizione. Abbiamo cercato di recuperare dove si poteva risparmiare qualcosina. I farmaci costosi, ad esempio, li facciamo in determinate giornate in maniera tale da non buttare via scarti di fiale, più pazienti hai in quel giorno e più è difficile avere scarti. Sembra un risparmio di poco in quel giorno ma a fine anno anche questo ci permette di ottimizzare, abbiamo poi la fortuna di avere molti studi clinici sperimentali con farmaci innovativi e quando abbiamo un’alternativa terapeutica a parità di tossicità e di efficacia, cerchiamo di scegliere il farmaco che costa meno, questo sempre con l’obiettivo di non danneggiare nemmeno di una virgola il risultato che dobbiamo ottenere con il paziente».

Le aspettative di vita e di guarigione sono aumentate di molto in questi anni grazie alla ricerca, alle nuove tecnologie. Quali sono i risultati raggiunti nei vari settori?  

«Negli ultimi dieci anni è cambiato un mondo in quasi tutte le forme di tumore: oggi guariscono completamente  il 90% delle donne che hanno una diagnosi di tumore alla mammella, parlo di percentuali che prima fa non esistevano. Il tumore al polmone, il melanoma fino a poco tempo fa davano aspettative di vita di pochi mesi, oggi spesso il paziente ha lunghissime sopravvivenze e spesso può considerarsi guarito. Questi risultati li abbiamo ottenuto in molte forme tumorali, dallo stomaco all’intestino, dal rene all’ovaio. Siamo indietro con il tumore del pancreas. E’ cambiato un mondo anche per i trattamenti: quando ho iniziato a fare l’oncologo nel 1995 esisteva soltanto la chemioterapia; oggi questo è uno dei trattamenti ma sempre costantemente in riduzione nell’utilizzo, oggi l’Oncologia utilizza sempre di più farmaci biologici, immunoterapie e trattamenti che colpiscono direttamente il bersaglio tumorale con effetti collaterali generalmente ben tollerati».

C’è un episodio, in questi anni maceratesi, che ricorda in particolare?

«Due episodi che mi hanno fatto capire dove lavoravo. Quando sono arrivato non avevamo il caschetto che ha un costo importante e che serve per ridurre la caduta dei capelli durante la chemioterapia. Ci siamo informati in giro sui costi dell’acquisto e sui modi per reperire le risorse: in 15 giorni Banca di Macerata, Rotary, altre banche, associazioni dei pazienti hanno dato una disponibilità commovente. Secondo episodio. Oggi a Macerata abbiamo un macchinario importante che serve per capire quanto si può evitare la chemioterapia in una donna operata al seno. Oggi è uno strumento obbligatorio, sei anni fa se ne parlava e basta. A una cena c’era un imprenditore che mi chiedeva cosa potesse fare per l’oncologia, un po’ glissavo, “non mi serve nulla”, poi scherzando tiro fuori l’innovazione di questo macchinario (in Italia ce l’hanno solo in sei) che commercializzava una ditta dell’Anconetano. Una mattina, mentre ero con un paziente al lavoro, mi telefona questo imprenditore per dirmi che aveva trattato ed acquistato lui quel macchinario che costava 200mila euro. “Ce l’ho in macchina, te lo porto oggi” mi ha detto, ho dovuto fermarlo per spiegargli che l’azienda pubblica ha tutta una procedura da rispettare per le donazioni e comunque dopo un paio di mesi quel macchinario è arrivato grazie all’imprenditore-benefattore. Non lo dimenticherò mai».

Il rapporto con i pazienti, la comunicazione della malattia: trasparenza o cautela? 

«Oggi credo che la verità premi, non è più come un tempo in cui si nascondeva la parola tumore. Oggi il paziente va informato giustamente, mai traumatizzato. Importanti l’empatia e la delicatezza nella comunicazione della diagnosi. L’oncologo non è solo scienza, certo la scienza è quasi tutto, si studia tutti i giorni per seguire le novità, ma se mancano la comunicazione con i pazienti e il confronto anche con i familiari del paziente allora non sei un buon oncologo, ti manca quel qualcosa che è fondamentale. Oggi comunque la parola tumore fa meno paura».

Cosa l’ha portata a scegliere Oncologia? Sono le stesse ragioni che muovono oggi le scelte dei giovani laureati? 

«Io sono cresciuto con l’Oncologia, il fatto che mio padre era oncologo mi ha fatto vivere questa specialistica fin da bambino, vedevo l’entusiasmo che ci metteva mio padre. Quando ho potuto scegliere ero affascinato dalla ricerca, dal fatto che si potesse dare una mano al paziente più fragile. Ai giovani medici dico che l’Oncologia ti dà tantissimo, è un mestiere pesante, emotivamente non è facile uscire dall’ospedale e dimenticare quello che si è visto al lavoro, ragazzi  e giovani mamme. Sono situazioni non semplici da affrontare, in realtà però l’oncologo è uno dei mestieri che ti dà più soddisfazioni quando vedi una persona guarire»

Come si trova a Macerata?, come sono i rapporti con l’azienda sanitaria? 

«Raddoppiare l’attività significa avere gli stessi medici, difficile garantire qualità se poi non hai personale adeguato ma da questo punto di vista debbo dire che il direttore generale Marco Ricci , come i direttori che l’hanno preceduto, ci è molto vicino ed è molto attento alle nostre esigenze. Ci si mette sempre seduti attorno al tavolo in maniera costruttiva, amministrare non è semplice e quando trovi una direzione che ragiona sui numeri e sulle risorse allora sei a cavallo. L’obiettivo è continuare con la ricerca che ci permette di fare qualità».

Il futuro lo vede a Macerata?

«Quello che mi ha dato la popolazione maceratese è tantissimo e ha messo in secondo piano la bellezza del mare anconetano: tutti i giorni mi stupisco, i maceratesi sono una popolazione generosa, disponibile, vera. Il futuro? Mi vedo a Macerata a costruire un percorso ricco di soddisfazioni lavorative con l’aiuto del mio magnifico gruppo».

Non solo il ruolo di medico, anche l’impegno nelle associazioni per il dottor Battelli.

«Da pochi mesi sono l’amministratore della sezione di Macerata della Lilt, Lega italiana per la lotta ai tumori: ho già raggiunto circa duecento iscritti. Se tu fai, il maceratese risponde se c’è qualcosa di concreto. Ho intenzione di organizzare numerosi incontri nella provincia di Macerata per fare informazione sulla prevenzione oncologica. La prevenzione è tutto. Con la prevenzione puoi evitare i due terzi dei tumori e sulla parte rimanente si può lavorare con la diagnosi precoce. Credo sia importante organizzare campagna di prevenzione soprattutto tra i ragazzi, purtroppo i nostri giovani incontrano per la prima volta il fumo e l’alcol fin dalle scuole medie. E’ lì che dobbiamo lavorare con la prevenzione. Non dobbiamo dimenticare che la prevenzione deve far parte del nostro stile di vita a qualsiasi età, non solo evitando fumo e alcol ma anche seguendo un’alimentazione corretta e una regolare attività fisica».



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